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giovedì, 30 agosto 2007

Eulalia e il Vampiro 

Cammina lentamente, la testa alta, con espressione indecifrabile.
Si fa largo tra tappeti, poltrone e broccati rosso cupo, con secolare e consapevole sicurezza.
Ostenta una mollezza di costumi piu' apparente che reale ed indugia volentieri in vizi innominabili, ma non c'e' arroganza nel suo sguardo.

L'ozio e' il suo sport preferito: solo di rado, in preda alla noia, esce per una caccia notturna.
Giovani ambiziosi e fanciulle in fiore si sporgono verso di lui, sperando di farsi notare tra la folla.

Vorrebbero emularlo, o almeno brillare di luce riflessa. In un anelito d'immortalita', lo implorano di straziar loro il collo consenziente, ma a nulla valgono promesse, lusinghe e minacce: il loro desiderio non viene mai esaudito. E' lui, quello che sceglie.

Lestat coglie solo i fiori piu' belli. Li strappa quando sono sul punto di sbocciare e li conserva, per poco, in un vecchio tomo, tenui ricordi del senso di una vita perduta per sempre.
Presto appassiscono, e Lestat corre in un nuovo giardino, incurante delle suppliche delle vittime, per scegliere un nuovo segnalibro.

Ma con Eulalia, Lestat si trasforma. Eulalia e' diversa dagli umani che lo chiamano mostro, e dai vampiri, che lo osannano come un Dio.
Quando lo guarda, Eulalia non vede il vampiro, ne' il dissoluto: Eulalia vede solo Lestat.

Il vampiro prova per lei un affetto che va al di la’ di ogni comprensione.
Lestat non sa da dove venga la sua amica, non conosce la sua eta', ne' la sua meta: quando si e' immortali, certi dettagli sono irrilevanti.

Eulalia e' una bambina, una donna, un  pensiero improvviso che riporta a Lestat la memoria di un tempo lontano, in cui la vita era scandita dal battito del cuore.

Ma Eulalia non e' un canarino da tenere in gabbia, ne' un animale da addomesticare.

Eulalia e' libera di volar via in qualsiasi momento, percio' Lestat deve conquistarne l'amicizia, giorno per giorno.
Lestat prende Eulalia per mano e la conduce in luoghi mai visti, mostrando il meglio e il peggio di se', senza vergogna. La porta su sentieri scoscesi, ma tenendola sempre per mano. Se fa freddo le offre il mantello e quando piove e' la sua mano ad aprire l'ombrello per ripararla dall'acqua e dal male.


Un rivolo di sangue sporca il tappeto: un' altra creatura infelice lascia per sempre il mondo dei mortali. Due piccoli fori nei pressi della giugulare sono il suggello di un nuovo patto, o della fine di tutto.
Forse, grazie a Lestat, quel corpo esanime sorgera' presto a nuova vita, felicemente condannato a vagare nel tempo e nello spazio in una lotta senza quartiere con gli umani e la morale, oppure riposera' nel suo pallore irreale, in terra sconsacrata.

Eulalia guarda Lestat, sorride e non giudica: questo e' cio' di cui Lestat ha piu' bisogno, quando il peso degli anni e dei troppi delitti si fa insopportabile.

Anche i vampiri, ogni tanto, sentono il richiamo del sole.

Da Eulalia a Lestat, spavaldo antieroe della notte. 

 

soffiodimaggio
| 17:01 | commenti (8) | link  |
Categoria: amour, attraversolestat

domenica, 26 agosto 2007

 


Spegnete subito le torce
spegnete il Sole.
Nascondete la luna,
nascondete le stelle.

C’era una volta una terra sconosciuta, colma di fiori strani e di profumi delicati. Una terra che a sognarla dà gioia immensa. Una terra dove tutte le cose sono perfette.
E velenose.

 

Oscar Wilde

LestatTheVampire
| 21:50 | commenti (26) | link  |
Categoria: poetry, aestheticism

venerdì, 24 agosto 2007

 

When you are born you're afraid of the darkness
And then you're afraid of the light
But I'm not afraid when I dance with my shadow

LestatTheVampire
| 17:40 | commenti (14) | link  |
Categoria: aestheticism

giovedì, 16 agosto 2007

 

Nicolas del Talamasca sapeva abbastanza.
Appoggiò il violino e venne a sedersi accanto a me, sulle lenzuole ancora sfatte, ancora riscaldate dai nostri corpi, tiepidi del sangue del pasto notturno.
Gli raccontai di Garrett, del colpo di stato al vertice dell'ordine da quando David lo aveva lasciato, della mia succulenta vittima che si era rivelata un cacciatore e della mia usanza di recarmi alla Casa Madre di Londra, durante gli anni precedenti, per movimentare le mie serate quanto quelle di quegli impolverati monaci.
Aggrottò le belle sopracciglia sottili in un muto rimprovero e io cambiai in fretta il discorso. Ma già il suo viso era adombrato dalla preoccupazione.
Per il resto della serata si limitò a restare in silenzio, senza incrociare il mio sguardo, perso nei suoi pensieri.
Gli capitava, talvolta.
Non riuscivo a sopportarlo.
Mi avvicinai e lo cinsi tra le braccia, parlando nei suoi capelli.
"Le ultime notti a Parigi sono state sfibranti. Vieni in Alvernia con me. Un viaggio, solo qualche notte. Da quanto tempo pensiamo di ritornarci? L'aria dei monti di Le Puy en Velay ti farà bene."
Perchè no? L'estate rendeva le notti lunghe e tiepide. Sentivo ancora nelle nerici i profumi dei boschi in cui andavo a caccia, delle valli che erano state mie e sue sotto il sole. Ora lo sarebbero state sotto la luna.
Talamasca a parte, Parigi era il luogo che amavo: il nostro teatro richiamava già l'attenzione nella gente e delle autorità locali, le nostre canzoni mi sembravano splendide e i gemelli suonavano con passione travolgente. Armand ed Erick si godevano la nostra e la propria compagnia e perfino Claudia aveva lasciato che un sorriso le increspasse le labbra, di tanto in tanto.
Tutto andava a gonfie vele. Qualche giorno in Alvernia era un piccolo lusso che meritavamo.
Poco dopo tenevo Nicki tra le braccia, nel vento, volando sopra i tetti di Parigi.

LestatTheVampire
| 17:39 | commenti (27) | link  |
Categoria: nuove cronache

martedì, 07 agosto 2007

Alla fine... 

"C'erano il Re e la Regina con i popolani.
Conversazioni nelle ombre dell'intrigo.
Che importanza aveva?
I regni sorgono e cadono.
Purchè non bruciassero i quadri del Louvre, ecco tutto."

( Scelti dalle Tenebre, Anne Rice)

LestatTheVampire
| 18:27 | commenti (42) | link  |
Categoria: aestheticism, jeu

sabato, 04 agosto 2007

Post senza titolo 

 

Ho cercato a lungo il titolo per questo post. Delusione? Rabbia? Schifo? Un solo titolo non sarebbe esaustivo e non renderebbe l’idea di quello che ho dentro. Perciò si chiamerà “post senza titolo”.

Ma cominciamo a piccoli passi. Tutti voi ricorderete la faccenda dell'anonimo che si prese la briga di insultare su Splinder. Per chi si fosse sintonizzato solo ora, quest'anonimo per mesi ha offeso e perseguitato Nicolas, Lestat -due dei miei più cari amici- e altri. Per un po’ non si è fatto vivo, finchè non è tornato con spettacolari colpi di scena degni di Houdini, facendo scomparire due blog. E’ allora che la nostra eroina entra in gioco: io e Lestat abbiamo degli ip, che diciamo di voler far controllare da un parente di un’amica di Ale, carabiniere. La nostra vampira, forse per paura, dice di volerli fare controllare da suo cugino, che è poliziotto. E allora li prende e li fa controllare, promettendomi i tabulati al più presto. Le arrivano i tabulati e la colpa viene scaricata su un angelo in particolare: è lui quell'anonimo, insieme ad altri tre. L'angelo in questione è costretto a chiudere il blog, senza che possa discolparsi o parlare con noi. Di fatto a noi viene detto che lui c'entra, ma non riusciamo a sentire la sua versione. Nel frattempo la vampiretta da gli altri tre nomi: tre nomi, signore e signori, inesistenti! E dei tabulati??? Nemmeno l’ombra… La vampira dice di averli, che me li manderà… passano settimane e nulla… prima una scusa, poi un’altra. Dice di essere lontana da casa, ogni giorno rinvia la partenza. Usa un altro nick msn per evitarmi, mi fa riferire le cose dal "fratello lincantropo”… portata alle strette, il lican dice:

 
Allora.

Testuali parole "ma io ho una scheda con gli ip forniti da te,ed i nomi accanti riportati da quell'amico del cugino",un documento simile ad un file word",però io le sto suggerendo di chiamare direttamente suo cugino e montargli un casino,non vorrei che (malalingua,lo so) che si sia proposto di aiutarla,e poi non abbia potuto nulla.

Carabiniere è lui,e carabiniere è questo tipo che sta incontrando tutte queste difficoltà,sento troppa puzza.

Non mi piace.Non vorrei che le avesse detto balle tanto per accontentarla,e tanto a lui che gli frega,mica lo sa che poi avrebbe avuto discussioni lei.Ma io lo avevo detto "piano,non ti fidare,questo parente di tuo padre mi sembra chiaccherone" -.- Bah.Attendo risposta insieme a te.

 

Insomma, a detta del lican ora questi tabulati si sono trasformati in documenti word, il cugino forse ha mentito per il suo bene. Roba che allo sceneggiatore di Beautiful ci fa una pippa. Insomma, niente tabulati, un mucchio di balle. Da notare che ora i documenti sono word, con i nomi di fianco agli ip. Prima erano, a detta della vampiretta, “dei documenti complicatissimi, con stringhe e stringhe di numeri, in cui non ci si acpisce nulla”.

 

Per terminare in bellezza, ci affidiamo al famoso parente carabiniere che decide di aiutarci… lui sa bene che senza denuncia non può fornirci nominativi e anche con denuncia non potrebbe, per via della legge sulla privacy (di cui il fantomatico cugino della vampiretta se ne era sbattuto). Per nostra fortuna, non può fornirci nomi, ma controllare gli ip facendoli rimanere nell’anonimato. Ed è così che esce fuori la bella verità: sette personaggi che tutti noi conosciamo benissimo appartengono tutti alla stessa persona e allo stesso nodo finale. Tutti. Insomma, preso per il culo due volte. Anzi sette, a seconda dei punti di vista. Preso per il culo perché mentre lei fingeva di non esserci, intanto il 'fratello lican' mi parlava e inventava di essere al telefono con lei, si arrampicava sugli specchi per gestire la situazione sfuggita di mano. Io non ho mai sopportato chi mente, ma tanto meno chi crede di poter prendere per il culo degli amici. Ho i conati di vomito.

 
Ora a voi le conclusioni.

VladDracul
| 18:38 | commenti (21) | link  |
Categoria: attraversolestat, sins and sinners

giovedì, 02 agosto 2007

 

Lo attesi fuori dall’Hotel in cui alloggiava. Ormai conoscevo ogni sua abitudine, gli ambienti che frequentava, le persone che incontrava. Ogni volta che cacciavo in quel modo finivo per creare un legame stretto, con la vittima, che si avvicinava alla dolcezza di un’amicizia intima.
Quella volta, tuttavia, c’era qualcosa che non andava, con il mio imprenditore in doppio petto. Era come se tutto fosse finto. Come se la sua vita non fosse che una montatura, una bella costruzione senz’anima.

Senza contare la sensazione di averlo già incontrato. Dapprima il diversivo mi era parso eccitante, divertente. Poi era diventato curioso.
Adesso cominciava ad essere notevolmente irritante.

Per quel motivo quella notte mi trovavo davanti all’Hotel, all’incrocio della strada da cui potevo vedere Cafè de Flore.
Non mi nascosi né lo seguii quando lo vidi uscire. Mi ci parai davanti.

Lo feci senza occultare la mia natura in quella strada luminosa ma poco frequentata. Solo che accadde l’impensabile: quando sorrisi per scoprire i denti, per vedere la mia vittima spalancare gli occhi dallo stupore e dalla paura, egli non mosse un muscolo del viso. Mi guardava come se già sapesse. Come se, anzi, gli avessi reso un grosso favore a piombargli davanti.
”Lestat. Finalmente. Non hai idea della fatica che ho fatto per ritrovare le tue tracce.” Sentivo la rabbia salirmi dentro. Mi parlava con irriverenza e familiarità. “New Orleans, Roma, Parigi… questo secolo ti rende irrequieto?”

Piegai la bocca in un sorriso sarcastico, mentre ciò che mi aveva annebbiato la mente si dissolveva e qualcosa scattava a farmi collegare i ricordi al suo viso.

“Che divertente giochino.” Sogghignai.

Konstantin. Lo stesso studioso del Talamasca dal grilletto facile che mi aveva aspettato a Londra, davanti alla stanza di Garrett.

Digrignai i denti con rabbia. Ero stato preso in giro dalla mia stessa vittima. “Che diavolo vorrebbe significare, monsieur Konstantin?” sibilai.

Me lo disse.

E se non lo aggredii fu perché aveva dalla sua ottime motivazioni. Lo spinsi con forza contro la porta del Cafè e me ne andai, furioso. Mi seguì.

Ma le notizie che mi aveva dato mi avevano innervosito abbastanza da non avere più voglia di giocare, per quella notte e lo sentii sibilare: “Cazzo!” quando sparii sui tetti e alla sua vista.

 

Amavo quando, tornato dalla caccia, lo sentivo rientrare dopo di me, o lo trovavo già in camera, accanto alla finestra, come quella notte.

Mi vide e appoggiò il violino alla spalla. Sistemò l’archetto, premendolo sulle corde tese e diede inizio al movimento fluido e alla nascita della melodia.

Sorrisi, nel contemplarlo. Sedetti sul letto, ascoltandolo e assaporandolo come se fosse la musica stessa.

Prendevo tempo, ma avrei dovuto raccontargli di quello che avevo saputo.

“Nicki?” iniziai “Tu cosa sai del talamasca?”

LestatTheVampire
| 09:49 | commenti (21) | link  |
Categoria: nuove cronache

Ricordati di me

In catene ho dettato queste parole al mio amico scrivano. Venite con me. Basta che mi ascoltiate. Non lasciatemi solo.

Utente: LestatTheVampire
Nome: Lestat de Lioncourt

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