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giovedì, 27 dicembre 2007
Parlava poco, ultimamente. Meno del solito. Succedeva sempre, d’inverno, che la malinconia lo raggiungesse meglio e con voce più chiara. Gli succedeva anche da mortale, due secoli prima. Non era cambiato. E come allora mi intestardivo per togliergli due parole di bocca, fingendo di non essere ferito dai suoi silenzi come in realtà mi sentivo. Non ero cambiato nemmeno io. A Parigi il freddo era terso, pulito, come se la città fosse stata ricoperta dal cristallo. I manifesti de Les Fleurs Du Mal erano attaccati quasi ovunque, il concerto era alle porte. Il concerto e nient’altro. Non avevo più sentito nessuna forza malvagia – più malvagia di me - venire a sfiorarmi durante la caccia e per quanto riguarda il Cacciatore del Talamasca, non sentivo nemmeno lui. Né mi importava. Era tutto come fermo, nonostante la colorata, chiassosa folla di mortali in cui mi immergevo ogni notte, prima di fare ritorno alla soffitta. Anche quella notte, una manciata di serate dopo Natale, Nicki sedeva in silenzio sul tappeto. Sapevo di tradire la mia di eccitazione, mentre mi chinavo su di lui per baciarlo, con foga, tenendo l’involto stretto contro il petto, mentre mi sedevo al suo fianco. Era stata una notte particolare. Lo sarebbe stata anche per Nicki. “Ho un regalo per te,” dissi. Estrassi l’involto da sotto la giacca e glielo misi tra le mani. Lo guardai abbassare lo sguardo stupito, nel constatare che si muoveva. “Jezbel!?” spalancò gli occhi, riconoscendo l’animale infreddolito tra i lembi di panno: la gatta che aveva perso insieme all’incendio, tempo prima. Si ricordava di lei: ero eccitato. Byron un po’ meno, me ne accorsi vedendolo uscire dal bagno, il pelo arruffato nel notare il secondo felino. Si sarebbe abituato. “Dov’era? Dove l’hai trovata?” mi domandò Nicolas con voce rotta. Lo tirai contro di me e glielo dissi.
Così si sedeva alla finestra o vicino al camino acceso, perdendosi in pensieri di cui non voleva mettermi a parte. Si girava a guardarmi e mi sorrideva, ma le parole le elargiva come se fossero merce troppo rara per sprecarle.


LestatTheVampire
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19:28
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nuove cronache

martedì, 25 dicembre 2007
La mattina del 25, il rintocco festoso delle campane chiamava il villaggio alla messa. Gloria in excelsis Deo...
Vestiti con gli abiti migliori, il viso arrossato dal gelo, si andava tutti alla spicciolata - adulti e bambini, contadini e borghesi - a sentire la parola del Signore.
...et pax in terris hominibus bonae voluntatis
Mio padre, rigido nei suoi abiti neri da vedovo, sedeva in seconda fila. Fissava il nulla davanti a sé - le mani serrate strette a pugno dentro le tasche - snocciolando meccanicamente preghiere in latino che non comprendeva. Nè con il cuore nè con la testa.
Dietro di lui, io fissavo invece la sua nuca, e mi aggrappavo alle vesti di Marie, la mia governante, in cerca di un po' di calore.
Ai primi banchi stavano i marchesi De Lioncourt al completo, a far atto di mera presenza. Sprezzanti, nonostante la miseria che si diceva li assediasse, e sempre sorridenti. Come se nulla potesse più sorprenderli o turbarli. La marchesa, Gabrielle, spiccava tra loro per la sua bellezza pallida e delicata, come di antico cammeo. Una divinità pagana tra le icone del cristianesimo.
Dal fondo della chiesa, dalle bancate dove si accalcavano i popolani, giungeva un vociare allegro e sommesso. Erano le comari che si scambiavano sottovoce gli auguri, insieme al garrire stridulo dei bambini, felici di aver trovato accanto al focolare una mela caramellata o un sacchetto di noci.
Io ricevevo regali costosi, giocattoli e libri illustrati.
Sulla tavola - apparecchiata con tovaglie di fiandra e porcellane trasparenti - trovavo quiche di frolla dorata, arrosti di cacciagione e funghi e sidro dolcissimo ad accompagnare la mousse al cioccolato e le crêpes.
Il pranzo veniva consumato nel silenzio più completo, quel silenzio di assenza che ci accompagnava ogni giorno dalla morte di mia madre.
Al termine del pasto venivo lasciato solo e potevo correre fuori, in giardino, a portare gli avanzi ai pochi gatti randagi che si aggiravano infreddoliti per le strade. Erano loro gli unici compagni della mia solitudine, a quel tempo. Affondavo il viso nella loro pelliccia morbida e mi lasciavo cullare dal suono ipnotico delle fusa, grato del tepore che mi trasmettevano.
Li ho amati sin da allora per questo. Così dolorosamente simili a me. Sbandati.
Ancora oggi, quando ripenso a quei giorni lontani, provo un'ombra di malinconia. Qualcosa di vago ed indefinito, che non avrebbe ragion d'essere nella non-morte.
Le luci intermittenti e colorate, l'atmosfera di festa, sono lontanissime dal mio cuore così come le notti dell'Alvernia.
Per una volta, una soltanto, ricordo di aver conosciuto la serenità. Fu l'unico natale trascorso a Parigi, con Lestat.
In un posto che chiamavo casa, con qualcuno che chiamavo amore.
Se chiudo gli occhi, stanotte, mi sembra quasi di sentire sulla pelle il calore del fuoco, sulla lingua il sapore del pane dolce con le uvette.
Rêverie...

violinistafolle
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22:12
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Categoria:
nicolas, attraversolestat, nuove cronache

lunedì, 24 dicembre 2007

Parigi è incantevole questa notte. E poichè lo è, lascio che lo sia anche per voi. Permettete che vi lasci i miei auguri e che torni a bussare alle vostre porte tra breve.
Questa notte ho fretta.
Nicki mi aspetta, mes amis. E nessuno dei due è vestito.
Assolutamente, deplorevolmente vostro, Lestat.
Buone Feste.

LestatTheVampire
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17:11
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Categoria:
jeu , nuove cronache

martedì, 04 dicembre 2007
Vogliamo sapere perchè non giochi. Tu rimandi sempre. Hai tradito la seconda legge.
Se tu non giochi i morti si svegliano.
Non hanno più pace.
Non sei solo, la tua gioia riguarda tutto il mondo, non puoi chiudere gli occhi.
Pensa agli alberi appena nati: anche loro hanno bisogno di luce.
Pensa agli ermellini che pattinano sulla neve e devono fermarsi per colpa tua.
Pensa al cervo che stava per uscire dal bosco e deve fermarsi, impigliato al ramo.
Non chiedere mai nulla che sia meno della gioia.
Troppe volte ci hai ingannati, troppe volte.
Il cielo e il mare non possono più fare
sacrifici per te.
Forse non sei nemmeno degno di pregare.
Hai capito che non puoi vincere.
Hai capito che non puoi invocare le forze benigne.
Chiamale nella loro lingua, attirale.
Esse verranno.
E' la quantità d'amore
Che determina la vittoria.

LestatTheVampire
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16:12
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poetry, aestheticism

Ricordati di me
In catene ho dettato queste parole al mio amico scrivano. Venite con me. Basta che mi ascoltiate. Non lasciatemi solo.
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E' il vampiro Lestat che vi parla. Voglio che per coloro che ancora non mi conoscono, questo sia amore a prima vista.
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Eccomi: il vostro eroe per la durata del romanzo. Una perfetta imitazione di maschio anglosassone biondo, con gli occhi azzurri e alto più di un metro e ottanta. Sono orgoglioso, egocentrico, adoro l'attenzione altrui, voglio essere desiderato da Dio e dal diavolo. Voglio voglio voglio.
...mondi senza fine, Amen.
La grande danza cuore a cuore che avviene quando la vittima si indebolisce e io mi sento espandere, assimilo la morte che, per una frazione di secondo, sfolgora immensa come la vita.
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