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venerdì, 07 marzo 2008

 

“Mi affronteresti a viso aperto? Affronteresti apertamente, carne a carne, questi artigli?
Tu risponderesti di si. E' nella tua natura e nella tua stessa vanità, è un tuo obbligo, non dover deludere questo gregge di illuminati che hai abbagliato.”

 

Sono stato sfidato. Da qualche giorno a questa parte, qui, si è fatto avanti qualcuno che, citando testuali parole, ha tanta voglia di sfregiare quel visino di madreperla con i miei artigli. Vorrei tanto spaccarti il torace e strapparti quel cuore imputridito.”  Sacre bleu! Come non si può soccombere davanti a tanto amore?

Dall’ultima battaglia seria è passato così tanto tempo, n’est ce-pas? L’antico brivido della caccia inaspettata e dell’ignoto dà un altro giro di vite.

Il mio sfidante è riemerso dalle tenebre in una nuova alba e si è presentato sulla mia soglia. Vede il mio corpo astrale, dice. Le ferite sulla mia schiena liscia. L’energia con cui gioco e che gioca con me.

Mon Dieu. Un nemico dalla vista acuta, n’est ce-pas?

Bien, mon cher. Accetto la vostra sfida, poiché, come avete intuito, non è mio costume lasciare cadere i guanti una volta lanciati. Ho compreso quale viaggiatore siete stato e quando siete già passato qui. Questo, naturalmente, aumenta solo la mia curiosità. E l’impazienza delle mie fauci.

Dunque? Da che parte devo aspettarvi, Monsieur che vedete lontano? Non lasciatemi solo.

 

 

In quanto a Rosencrantz e Guildersten: il punto è proprio quello. Il morire che è l’apice della tragedia, il momento che dà significato a tutto ciò che è avvenuto prima: la riflessione stessa di Amleto. La pace che fu negata a Orazio.

Ci si potrebbe perdere l’eternità, sul gusto di quel baratro.

LestatTheVampire
| 16:30 | commenti (27) | link  |
Categoria: aestheticism, sins and sinners

martedì, 19 febbraio 2008

 

"Ha un suo splendore tenebroso aggirarsi per sempre nel territorio dell'incubo." 



Anne Rice - The Vampire Lestat

LestatTheVampire
| 16:13 | commenti (49) | link  |
Categoria: aestheticism, vampire chronicles

domenica, 17 febbraio 2008

Riflessioni sul dandismo e sull'arroganza 

"Vede, signora, quello che penso di lei
non è più grave di quanto lei pensi di se stessa"
Stefano Lanuzza

Sono orgoglioso, egocentrico, adoro l’attenzione altrui, voglio essere desiderato da Dio e dal diavolo. E va bene. Lo sapete tutti.

Non sono mai stato innocente: ho sempre cercato il mito; ho risposto a scenate d’ira con le mie o, in alternativa, con il sorriso beffardo che ha indotto molti a far stridere i denti e a guardarmi con esasperazione.

Fin troppi di voi mi hanno sentito gloriarmi dell’infamia ed esaltare la crudeltà.  

Qualcuno ha capito il mio gioco e qualcuno no. Quelli che hanno capito mi hanno risposto con lo stesso sorriso obliquo. E io li ho visti.

Quelli che non hanno capito mi hanno mandato al diavolo, oppure - ancora peggio - hanno preso le mie parole e i miei modi e li hanno usati come vessilli sciocchi.

La mia arroganza, la mia superiorità, sono una maschera. E voi sapete bene quanto io ami le maschere, quanto giochi con esse come con la vita stessa.

La strada che ho scelto – o che ha scelto me – il dandismo di un’epoca ormai trascorsa, è una maschera. Una finzione creata ad arte.

Assisto adesso ad un fenomeno inquietante: l’elite che si fa massa. Sono circondato da falsi esteti, tutti volti ad un linguaggio vacuo e ridondante. Ho assistito in silenzio all’allargarsi del fenomeno: bambini piatti e senza alcun genio pronti ad ergersi vati sulle più alte cime del Parnaso.

Mon Dieu. Sarebbe oltraggioso, se non fosse tanto divertente.

L’arroganza della mia maschera, qualcuno l’ha presa a volto. E ci crede davvero nell’esaltarsi a grande scrittore, poeta, filosofo.

Non c’è arroganza se non finzione nella vita di uno spirito aristocratico: la superiorità esibita, il porsi sopra gli altri acidamente, non è da dandy. E’ da snob.

E immagino io non debba ricordare a nessuno, qui, che snob deriva da s.nob, la dicitura che negli ameni collegi anglosassoni veniva appoggiata come prefisso al nome degli studenti non provenienti dall’aristocrazia.

S.nob significa sine nobilitate. Senza nobiltà. Degno nome di squallidi arrampicatori sociali, converrete. Usare l’arte e la letteratura per porsi al di sopra degli altri con l’arroganza e la boria che sono stato costretto ad osservare in queste ultime notti è un atteggiamento becero, a mio parere.

E poiché il mio parere è l’unico che conta, nel mio Giardino Selvaggio, ecco che è becero e basta.

Par bleu. L’ho rifatto, n’est-ce pas? Ma ecco che chi riconosce il mio gioco, chi vede la maschera, sorride obliquo. Andiamo avanti, dunque.

Il dandy – o il gentleman o ancora l’esteta del secolo decimottavo – non sono snob o raffinés che temono di accarezzare un gatto per sporcarsi la mano. Sono l’ultimo bagliore d’eroismo in questo mondo disastrato.

Come Cirano abbatte il prepotente, non l’indifeso che non ha mezzi. Come Don Chisciotte si scaglia contro nemici troppo potenti da abbattere, perché la sua vita sta nella battaglia e non altrove. Come Odisseo cerca l’assoluto e senza di esso non trova pace. Non è un inutile, pavido, didattico ammaestratore di rime.

Tra il sapere tutto e il sapere niente, sceglie il non sapere niente: una condizione che permette ben più possibilità di sviluppo. Se ha una grande cultura cui attingere – e ce l’ha – non fa sfoggio: non sarebbe elegante. Una simile ostentazione di ricchezza imborghesirebbe anche l’animo più rivoluzionario, chiedete a Lord Brummel.

Concludo dicendo che nessuno più di me ha amato il byroniano motto: “I never loved the world, not the world me” ma fingersi poeti maledetti o filosofi consumati quando non lo si è, rende semplicemente ridicoli.

Di questo a me importa poco.

E’ quando si infanga la mia stirpe di uomini beffardi e donne affascinanti, con le loro maschere sapienti che sono la mia, che mi sento in diritto di azzannare qualche morbida giugulare. Sempre con grande eleganza, naturalmente. 

LestatTheVampire
| 18:31 | commenti (32) | link  |
Categoria: aestheticism, sins and sinners

venerdì, 15 febbraio 2008

Odysseus - Guccini 

Bisogni che lo afferri fortemente
che, certo, non appartenevo al mare
anche se Dei d’Olimpo e umana gente
mi spinsero un giorno a navigare
e se guardavo l’isola petrosa
ulivi e armenti sopra a ogni collina
c’era il mio cuore al sommo d’ogni cosa
c’era l’anima mia che è contadina;
un’isola d’aratro e di frumento
senza vele, senza pescatori,
il sudore e la terra erano argento
il vino e l’olio erano i miei ori.

Ma se tu guardi un monte che hai di faccia
senti che ti sospinge a un altro monte,
un’isola col mare che l’abbraccia
ti chiama a un’altra isola di fronte
e diedi un volto a quelle chimere
le navi costruii di forma ardita,
concavi navi dalle vele nere
e nel mare cambiò quella mia vita
ma il mare cambiò quella mia vita
ma il mare trascurato mi travolse:
senza futuro era il mio navigare

Ma nel futuro trame di passato
si uniscono a brandelli di presente,
ti esalta l’acqua e al gusto del salato
brucia la mente
e ad ogni viaggio reinventarsi un mito
a ogni incontro ridisegnare il mondo
e perdersi nel gusto del proibito
sempre più in fondo

E andare in giorni bianchi come arsura,
soffio di vento e forza delle braccia,
mano al timone e sguardo nella pura
schiuma che lascia effimera una traccia;
andare nella notte che ti avvolge
scrutando delle stelle il tremolare
in alto l’Orsa è un sogno che ti volge
diritta verso il nord della Polare.
E andare come spinto dal destino
verso una guerra, verso l’avventura
e tornare contro ogni vaticino
contro gli Dei e contro la paura.

E andare verso isole incantate,
verso altri amori, verso forze arcane,
compagni persi e navi naufragati;
per mesi, anni, o soltanto settimane?
La memoria confonde e dà l’oblio,
chi era Nausicaa, e dove le sirene?
Circe e Calypso perse nel brusio
di voci che non so legare assieme.
Mi sfuggono il timone, vela e remo,
la frattura fra inizio ed il finire,
l’urlo dell’accecato Poliremo
ed il mio navigare per fuggire.

E fuggendo si muore e la morte
sento vicina quando tutto tace
sul mare, e maledico la mia sorte
non trovo pace
forse perché sono rimasto solo
ma allora non tremava la mia mano
e i remi mutai in ali al folle volo
oltre l’umano.

La vita del mare segna false rotte,
ingannevole in mare ogni tracciato,
solo leggende perse nella notte
perenne di chi un giorno mi ha cantato
donandomi però un’eterna vita
racchiusa in versi, in ritmi, in una rima,
dandomi ancora la gioia infinita
di entrare in porti sconosciuti prima

LestatTheVampire
| 16:30 | commenti (15) | link  |
Categoria: music, poetry, aestheticism

sabato, 09 febbraio 2008

 

"Nessuno porta la ferita con quell'indifferenza nostra"

LestatTheVampire
| 16:16 | commenti (31) | link  |
Categoria: aestheticism

martedì, 04 dicembre 2007

Da "La Corsa dei Mantelli" di Milo de Angelis 

Vogliamo sapere perchè non giochi.
Se tu non giochi i morti si svegliano.
Non hanno più pace.
Non sei solo, la tua gioia riguarda tutto il mondo, non puoi chiudere gli occhi.
Pensa agli alberi appena nati: anche loro hanno bisogno di luce.
Pensa agli ermellini che pattinano sulla neve e devono fermarsi per colpa tua.
Pensa al cervo che stava per uscire dal bosco e deve fermarsi, impigliato al ramo.
Non chiedere mai nulla che sia meno della gioia.

Tu rimandi sempre.
Troppe volte ci hai ingannati, troppe volte.
Il cielo e il mare non possono più fare
sacrifici per te.

Hai tradito la seconda legge.
Forse non sei nemmeno degno di pregare.
Hai capito che non puoi vincere.
Hai capito che non puoi invocare le forze benigne.
Chiamale nella loro lingua, attirale.
Esse verranno.
E' la quantità d'amore
Che determina la vittoria.

LestatTheVampire
| 16:12 | commenti (64) | link  |
Categoria: poetry, aestheticism

martedì, 30 ottobre 2007

 

Salvare
tutti i
misteri

LestatTheVampire
| 11:37 | commenti (19) | link  |
Categoria: aestheticism

domenica, 26 agosto 2007

 


Spegnete subito le torce
spegnete il Sole.
Nascondete la luna,
nascondete le stelle.

C’era una volta una terra sconosciuta, colma di fiori strani e di profumi delicati. Una terra che a sognarla dà gioia immensa. Una terra dove tutte le cose sono perfette.
E velenose.

 

Oscar Wilde

LestatTheVampire
| 21:50 | commenti (26) | link  |
Categoria: poetry, aestheticism

venerdì, 24 agosto 2007

 

When you are born you're afraid of the darkness
And then you're afraid of the light
But I'm not afraid when I dance with my shadow

LestatTheVampire
| 17:40 | commenti (14) | link  |
Categoria: aestheticism

martedì, 07 agosto 2007

Alla fine... 

"C'erano il Re e la Regina con i popolani.
Conversazioni nelle ombre dell'intrigo.
Che importanza aveva?
I regni sorgono e cadono.
Purchè non bruciassero i quadri del Louvre, ecco tutto."

( Scelti dalle Tenebre, Anne Rice)

LestatTheVampire
| 18:27 | commenti (42) | link  |
Categoria: aestheticism, jeu

Ricordati di me

In catene ho dettato queste parole al mio amico scrivano. Venite con me. Basta che mi ascoltiate. Non lasciatemi solo.

Utente: LestatTheVampire
Nome: Lestat de Lioncourt

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...mondi senza fine, Amen.

La grande danza cuore a cuore che avviene quando la vittima si indebolisce e io mi sento espandere, assimilo la morte che, per una frazione di secondo, sfolgora immensa come la vita.




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