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Web Ring ~ La Congrega degli Eloquenti


Forum ~ La Casa di Tespi

venerdì, 15 febbraio 2008

Odysseus - Guccini 

Bisogni che lo afferri fortemente
che, certo, non appartenevo al mare
anche se Dei d’Olimpo e umana gente
mi spinsero un giorno a navigare
e se guardavo l’isola petrosa
ulivi e armenti sopra a ogni collina
c’era il mio cuore al sommo d’ogni cosa
c’era l’anima mia che è contadina;
un’isola d’aratro e di frumento
senza vele, senza pescatori,
il sudore e la terra erano argento
il vino e l’olio erano i miei ori.

Ma se tu guardi un monte che hai di faccia
senti che ti sospinge a un altro monte,
un’isola col mare che l’abbraccia
ti chiama a un’altra isola di fronte
e diedi un volto a quelle chimere
le navi costruii di forma ardita,
concavi navi dalle vele nere
e nel mare cambiò quella mia vita
ma il mare cambiò quella mia vita
ma il mare trascurato mi travolse:
senza futuro era il mio navigare

Ma nel futuro trame di passato
si uniscono a brandelli di presente,
ti esalta l’acqua e al gusto del salato
brucia la mente
e ad ogni viaggio reinventarsi un mito
a ogni incontro ridisegnare il mondo
e perdersi nel gusto del proibito
sempre più in fondo

E andare in giorni bianchi come arsura,
soffio di vento e forza delle braccia,
mano al timone e sguardo nella pura
schiuma che lascia effimera una traccia;
andare nella notte che ti avvolge
scrutando delle stelle il tremolare
in alto l’Orsa è un sogno che ti volge
diritta verso il nord della Polare.
E andare come spinto dal destino
verso una guerra, verso l’avventura
e tornare contro ogni vaticino
contro gli Dei e contro la paura.

E andare verso isole incantate,
verso altri amori, verso forze arcane,
compagni persi e navi naufragati;
per mesi, anni, o soltanto settimane?
La memoria confonde e dà l’oblio,
chi era Nausicaa, e dove le sirene?
Circe e Calypso perse nel brusio
di voci che non so legare assieme.
Mi sfuggono il timone, vela e remo,
la frattura fra inizio ed il finire,
l’urlo dell’accecato Poliremo
ed il mio navigare per fuggire.

E fuggendo si muore e la morte
sento vicina quando tutto tace
sul mare, e maledico la mia sorte
non trovo pace
forse perché sono rimasto solo
ma allora non tremava la mia mano
e i remi mutai in ali al folle volo
oltre l’umano.

La vita del mare segna false rotte,
ingannevole in mare ogni tracciato,
solo leggende perse nella notte
perenne di chi un giorno mi ha cantato
donandomi però un’eterna vita
racchiusa in versi, in ritmi, in una rima,
dandomi ancora la gioia infinita
di entrare in porti sconosciuti prima

LestatTheVampire
| 16:30 | commenti (15) | link  |
Categoria: music, poetry, aestheticism

What A Conversation 

E' l'estasi languida
E' la stanchezza d'amore
tutti i brividi dei boschi
nella morsa dei venti
è il coro di piccole voci
verso le grigie fronde.

Verlaine

 

LestatTheVampire
| 00:38 | commenti (6) | link  |
Categoria: poetry, vampire chronicles, amour

giovedì, 10 gennaio 2008

-INCANTO- Stan Rice 


1.

Me ne sto seduto, aspetto uno dei due tipi di miracolo:

la cosa che è o quella che si è trasformata -

Che Tigre…? -

Non ci sono agnelli qui, mia grondante testa - Il Tempo

Scivola via con l’ultimo agnello rimasto -  gli hanno fatto la festa -

Anne se ne sta seduta, legge le Cronache dei Vampiri nei suoi abiti lugubri -

una margherita luccicante sul divano –

Sento la scopa di saggina sul cemento e il tubo per annaffiare -

Il mio vicino, senza dubbio, spazza via così le sue preoccupazioni. -

Le foto se ne stanno nell’album,

ogni faccia sotto la sua plastica, aspettano il Reale, guancia

premuta contro guancia

così il cervello colma l’abisso tra i cervelli – Un Orgasmo? –

Una mano mostruosa esce dalle nuvole, spreme il cervello

E se ne va

E sommerge tutto quello che si lascia alle spalle – inzuppato a sua volta – attonito,

uno specchio nell’erba –

Il miracolo è forse chiarore? – definizioni precise al posto di questa canzone? –

Che Tigre potrebbe divorare le preoccupazioni? – Se me ne andassi

Oltre i confini della carneficina dovrei venirne a conoscenza –

La bambina con la testa enorme giace sul divano tormentando il colletto di merletto

Sotto cui infuriano la pena nei suoi polmoni –

I nomi precisi delle medicine

Non aiutano:

6 di mercatopurina prednisone citosina metotrexate dilantina

tioguanina vincistrina asparagina citosina-arabancinade

                                                                       NON AIUTANO –

Alle quattro del mattino mi sveglio in un ospedale di linoleum

Vicino al suo letto la TV sibila allo schermo un miracolo di caos non una singola parola

Di valore salvifico sono tutte troppo insignificanti respingile non ci sono limiti

Alle colpe le facce sotto la plastica nell’album due

Mesi sono passati lei è morta e le forbici mentono

Nella luce lunare sul copriletto il chiarore è cannibalismo –

Domenica – 8 ottobre 1972

La piccola Michele adesso non è più nulla se non un vestitino vuoto nella tomba.

 

2.

Giornata bianca – accecante – luce sulle menzogne –

Fuori l’Arcobaleno l’Autolavaggio l’Ozio

Neri  in calzature di cuoio – le scarpe della vergogna sbiadita –

Radiosi nel cuoio – tutti i nomi dei colori

Nella scatola dei quarantotto pastelli a cera

In fila – Chiarore e Splendore, insieme – atroce con soave –

Libri curati, intatti – cani barboni che abbaiano alle finestre – una ragazza

Legge dietro le cortine – un vestito bianco si asciuga su un albero –

Una finestra di un negozio di orologi senza pietà e un uovo scarlatto smaltato

di porcellana cinese sopra liscio velluto –

E non un solo essere umano nel paesaggio che non sia una metafora –

Tutto è metafora eccetto le metafore – Ogni gesto è scultura –

Chi si affretta a stare al passo con i tempi resta fissato nell’azoto

E il cervello che ha parlato solo fino ad un’ora fa luccica adesso in un barattolo –

Se è per scrivere questo, tanto vale trasportare la salma.

L’ho baciata nella bara, la grande morbida bambola gelida nella bara,

profumava di pastelli a cera, il suo viso

un Pensiero –

Sostienila – perfino nei cieli, congelata nell’oro – nel sepolcro

Dove gli orologi tossiscono, sostienila – nel marmo salva dall’umidità –

Sostienila – nella lordura e nella sterilità, sostienila

Che puoi farcela,

che il miracolo può succedere,

ANDIAMO.

 

3.

L’ho lasciata andare, le ho detto, mi sono detto, spremendo la borsa dell’ossigeno,

la linea dell’elettrocardiogramma è piatta come l’orizzonte, nemmeno un blip,

ancora tutta questa precisione inutile, Primario,

Nella stanza in disordine alle cinque del mattino

Il tirocinante sconvolto non ha la cravatta e non si è rasato

Probabilmente questa è la sua prima morte, è anche la mia.

Anne nella sua vestaglia blu, attonita dopo due anni, immobile

Nel momento ultimo,

ATTONITA,

dita sulle labbra

la tenda dell’ossigeno strappata sul retro, il respiratore ruggisce per niente,

spremendo la borsa di plastica cercando di infondere il ritmo del respiro dormiente

che il cuore di lei cerca di ricordare, di recuperare ogni volta

sussurro “Non mollare piccina non mollare,” la testolina

pesante sopra le vene del collo in mezzo alla plastica, io ATTONITO,

che risalgono sulla superficie della pelle come vernice impazzita, Una Due Tre

scariche di adrenalina dritta nelle vene,

Nessuna risposta,

spremendo adesso le lacrime in gocce brillanti sulla sacca di plastica nera Nessuna

            risposta

L’infermiera  le massaggia il petto in un gorgoglio profondo come di meccanismo inceppato

NESSUNA RISPOSA, Anne

“Non possiamo fare niente, non c’è altro che possiamo fare?” il Dottore

si alza “Possiamo smettere di prenderci in giro, adesso, se ne è

andata” e la mia testa cade di lato, come quella di Viktor il cane dell’ RCA

e mi piego sulle sue labbra schiuse e umide e le do

il più lungo bacio sensuale di un padre

alla figlia, troppo tardi

Addio.

 

4.

Abbastanza non è mai abbastanza – un leit motiv – segni leggeri di gesti

Dietro le porte – le foto sono davvero abissi pieni di colori a cera, un bagliore

In un libro – Mai abbastanza – Anna beve, impegnata con un nuovo romanzo, scrive e si dispera –

Dieci dodici quindici birre non è mai abbastanza –

Una volta la piccola profetessa, calva e tumefatta negli ultimi mesi, nella rossa

Sedia a rotelle sussurrava la verità e non aveva nient’altro da dire se non che la Morte la divorava

E la Morte non era nemmeno tanto affamata – E che, beh,

“quando il sole va a nanna un brucia il letto” –

Non c’erano chiavi per chiudere la porta, nessun allarme da suonare, il mostro

È entrato facendo una crepa così piccola da impedire l’ingresso perfino alla luce –

Questo, ieri. – Un domani, Michele come un’icona. – Adesso,

la poesia, per un momento soltanto, una voce nell’abisso, un incubo definito, l’orologio

nudo che ruota in senso inverso, sangue su carta igienica, l’esperienza buttata in versi, ecco fatto,

            Incanto,

il cervello spremuto e sostenuto per berne quello che cola –

Chiarore e Splendore, miracoli entrambi, miracoli umidi – Alla fine –

- Per il momento -

            Basta morte.

[ si ringrazia per la traduzione ]

LestatTheVampire
| 19:38 | commenti (34) | link  |
Categoria: poetry, stan rice

martedì, 04 dicembre 2007

Da "La Corsa dei Mantelli" di Milo de Angelis 

Vogliamo sapere perchè non giochi.
Se tu non giochi i morti si svegliano.
Non hanno più pace.
Non sei solo, la tua gioia riguarda tutto il mondo, non puoi chiudere gli occhi.
Pensa agli alberi appena nati: anche loro hanno bisogno di luce.
Pensa agli ermellini che pattinano sulla neve e devono fermarsi per colpa tua.
Pensa al cervo che stava per uscire dal bosco e deve fermarsi, impigliato al ramo.
Non chiedere mai nulla che sia meno della gioia.

Tu rimandi sempre.
Troppe volte ci hai ingannati, troppe volte.
Il cielo e il mare non possono più fare
sacrifici per te.

Hai tradito la seconda legge.
Forse non sei nemmeno degno di pregare.
Hai capito che non puoi vincere.
Hai capito che non puoi invocare le forze benigne.
Chiamale nella loro lingua, attirale.
Esse verranno.
E' la quantità d'amore
Che determina la vittoria.

LestatTheVampire
| 16:12 | commenti (64) | link  |
Categoria: poetry, aestheticism

domenica, 26 agosto 2007

 


Spegnete subito le torce
spegnete il Sole.
Nascondete la luna,
nascondete le stelle.

C’era una volta una terra sconosciuta, colma di fiori strani e di profumi delicati. Una terra che a sognarla dà gioia immensa. Una terra dove tutte le cose sono perfette.
E velenose.

 

Oscar Wilde

LestatTheVampire
| 21:50 | commenti (26) | link  |
Categoria: poetry, aestheticism

lunedì, 16 luglio 2007

 

Qualcuno respira nella mia stanza. Guardo e vedo un ragazzo, tutto malinconico, vestito di bianco con un aspetto addolorato di efebo leggendario. "Non ti spaventare!" esclama muovendo le braccia "Non ti spaventare," mi dice "Sono il diavolo!" Oh magnifico diavolo diavolo diavolo, che meraviglia tutto vestito di bianco bianco bianco! "Io sono sempre stato un angelo, sono calunniato in tutti i racconti e nei dipinti. Mattias Grunewald e San Macario, Teniers e Antonio l'Eremita videro solamente falsi, spettri di rettili antichi e posso assicurarti che stavano sognando! Vado per le strade dei venti, ruminando la millenaria amarezza del mio fallimento e conosco il mito di Faust. Oh come mi hanno calunniato! Qui il mio castigo. Sono bianco e gli uomini mi vedono rosso. I demoni che sognano i tuoi fratelli sono essi stessi proiettati nei turpi paesaggi delle loro azioni. Sono cieco, non vedi? Dammi la mano. La mia lampada sta sempre agonizzando." Provo un'infinita pietà. Oh, diavolo diavolo diavolo, chi l'avrebbe detto che eri bianco bianco bianco? Brucia la farfalla nella lanterna e lo stesso cuore in quello di un altro. Dentri il vivo Sogno tu pensavi di crearlo. L'Eterno Vasaio ti ha buttato fuori dal suo stato troppo tardi: avevi già infuso nella sua argilla un amore senza possibilità di essere saziato ed il germe della scienza con il germe del pianto. Ti calunniano tutti i cristiani. Sono essi stessi il lor nemico Diavolo. Tu sei un angelo con troppo splendore per essere subordinato. Il più meraviglioso fallimento. Oh diavolo diavolo diavolo, chi l'avrebbe detto che eri bianco bianco bianco? Chi l'avrebbe detto che sei santo santo santo?

Garcia Lorca



LestatTheVampire
| 01:21 | commenti (24) | link  |
Categoria: poetry, aestheticism

venerdì, 29 giugno 2007

 

Coprile il viso.
Abbaglia i miei occhi.
è morta giovane

LestatTheVampire
| 19:07 | commenti (38) | link  |
Categoria: poetry, amour

mercoledì, 27 giugno 2007

 

"Egli non indossava più la sua tunica dal colore scarlatto, poiché il sangue ed il vino sono rossi ed il sangue ed il vino erano sparsi sulle sue mani, quando lo trovarono assieme con la morta, quella povera donna ch'egli amava e che aveva uccisa nel suo letto."

Oscar Wilde, La ballata del Carcere di Reading

LestatTheVampire
| 18:25 | commenti (28) | link  |
Categoria: poetry, aestheticism

lunedì, 11 giugno 2007

A LESTAT, MIO COGNATO 

Non c’è pace, la sera,

perchè se fosse solo sole

forse non temerei la morte,

tra le torture la più dolce.

Ma non hanno ali, gli angeli

che lì possano portare in cielo,

ne sorriso che possa illuminare

questa notte che mi fa da tomba.

E forse chiederei al paradiso la grazia,

ma non importa:

lacererò queste nuvole con i miei artigli!

FRANCIS

FrancisBlacke
| 19:12 | commenti (15) | link  |
Categoria: poetry, attraversolestat

martedì, 03 aprile 2007

 

La Tigre
(William Blake)

( "Il Fantasma di una pulce" W.Blake)


Tigre! Tigre! Divampante fulgore
Nelle foreste della notte,
Quale fu l’immortale mano o l’occhio
Ch’ebbe la forza di formare la tua agghiacciante simmetria?

In quali abissi o in quali cieli
Accese il fuoco dei tuoi occhi?
Sopra quali ali osa slanciarsi?
E quale mano afferra il fuoco?
Quali spalle, quale arte
Poté torcerti i tendini del cuore?
E quando il tuo cuore ebbe il primo palpito,
Quale tremenda mano? Quale tremendo piede?

Quale mazza e quale catena?
Il tuo cervello fu in quale fornace?
E quale incudine?
Quale morsa robusta osò serrarne i terrori funesti?

Mentre gli astri perdevano le lance tirandole alla terra
e il paradiso empivano di pianti?
Fu nel sorriso che ebbe osservando compiuto il suo lavoro,
Chi l’Agnello creò, creò anche te?

Tigre! Tigre! Divampante fulgore
Nelle foreste della notte,
Quale mano, quale immortale spia
Osa formare la tua agghiacciante simmetria?

LestatTheVampire
| 20:10 | commenti (42) | link  |
Categoria: poetry

Ricordati di me

In catene ho dettato queste parole al mio amico scrivano. Venite con me. Basta che mi ascoltiate. Non lasciatemi solo.

Utente: LestatTheVampire
Nome: Lestat de Lioncourt

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